Il Diamante, Gemma di Venere

shuka (Venere)

Nella mitologia indù Venere ( Shuka,”seme”) e’ il pianeta dell’amore e dei sensi.Viene considerato acquoso e amabile e lo si rappresenta come bun giovane di bell’aspetto con capelli ricci,corpo splendente,occhi intensi e una natura sensuale. La pietra associata e’ una delle piu’ belle che esistono: il diamante.

Venere e’ un Pianeta benefico che governa i sentimenti,l’arte e i fenomeni naturali: le relazioni amorose,la bellezza, la passione,la sensualita’ e il piacere carnale, l’amore, il matrimonio, la prosperita’, l’arte figurativa,la musica,il teatro,la danza,la poesia,la primavera,la pioggia,e le creature acquatiche.
Per quanto riguarda il corpo umano influisce sull’apparato riproduttore, sulla vista,sulla laringee sulla bocca.
I suoi Pianeti amici sono Mercurio e Saturno, mentre il Sole e la Luna gli sono nemici. Marte e Giove gli sono neutrali.
Regge i segni zodiacali del Toro e della Bilancia, si esalta in Pesci e si eclissa in Vergine.
Quando esercita la sua influenza in modo vigoroso, Venere favorisce gli sfarzi della ricchezza e l’attrazione giovanile verso il sesso opposto.
I nativi sono teneri e gentili, amanti dei piaceri della buona tavola, dell’arte e dei profumi; ispira i poeti, i musicisti e i letterati, e fa si’ che abbiano buoni rapporti con il sesso opposto e con le persone colte e dotate di senso estetico.
L’influenza negativa di Venere e’ causa di problemi nell’ambito del matrimonio, e, sul piano fisico, puo’ essere all’origine di disturbi ginecologici, oculari e delle mucose; espone inoltre al pericolo di contagio per le malattie veneree e alle conseguenze degli eccessi di gola e dell’attivita’ sessuale; puo’ anche essere causa di impotenza.
Segni amici sono il Sagittario e il Capricorno, quelli nemici il Cancro e il Leone.
La sua influenza maggiore si produce sulle persone fra i venticinque e i ventisette anni.

IL DIAMANTE ,PIETRA PROPIZIATORIA

 

Diamante

Il diamante riceve il nome di vajra , in sanscrito e di heera in hindi.E’ formato da carbonio puro ed e’ il minerale piu’ duro che si possa trovare in natura; scalfisce tutti gli altri minerali e non puo’ essere scalfito da nessuno di essi. Tuttavia si rompe con facilita’.
La sua bellezza, trasparenza e luminosita’ ne fanno il simbolo ideale della purezza,e non e’ quindi stano che nel corso dei secoli sia sempre stato associato a Venere.
l’estrema durezza del diamante e la difficolta’ di tagliarlo, tuttavia, fecero si che fosse tenuto a lungo in minor considerazione rispetto alle altre pietre, e cio’ anche in India, nonostante questo Paese ne fosse, fino al XVIII secolo, l’unico produttore al mondo.
Il diamante si facettava lisciandolo per mezzo di una mola rivestita di frammenti di diamanti, ed erano necessarie una grande abilita’ e molte ore di lavoro per ottenere una pietra veramente brillante e luminosa.
Sarebbe dovuto trascorrere molto tempo prima che i tagliatori trovassero dei metodi piu’ pratici ed efficaci per creare le splendide pietre che oggi possiamo ammirare.
Il diamante puro e’ assolutamente incolore, ma le varieta’ che presentano impurita’ possono acquisire diverse colorazioni.
Di fatto, le scritture indu’ menzionano nientemeno che otto tipi di diamante secondo la loro colorazione, ognuno dei quali corrisponde ad un dio della mitologia hindu’.

  1. Hansapati:  bianco trasparente come una conchiglia,il latte, lo yoghurt,o le piume di un cigno.
    E’ il preferito del dio Brahma,il creatore
  2. Kamlapati: bianco trasparente, ma con una sfumatura rosata” come il colore dei petali di loto”.
    E’ il piu’ caro a Visnu‘, il conservatore
  3. Vasanti: bianco trasparente,ma con una tonalita’ giallastra, “come lo zaffiro giallo, la calendula, il canarino”.
    E’ il favorito di Shiva, il dio della distruzione o della rinascita.
  4. Vajraneel: bianco trasparente,ma azzurro, “come il colore del collo di una ghiandaia azzurra”
    E’ il diamante di Indra, il re dei semidei e del Cielo.
  5. Vanaspati: bianco trasparente, ma con sfumature verdastre,” come il colore di uno stelo fresco di erba o dell’acquamarina verde mare”E’ la pietra di Varuna, il signore delle acque.
  6. Shyamvajra: grigio affumicato trasparente,” con un bagliore oscuro”. Diamante preferito da Dharmaraj,o Yama,signore della morte e della legge cosmica.
  7. Telia: di colore oleoso,” con un bagliore oscuro come il Shyamvajra”.Anche questo caro a Yama.
  8. Sanloyi: di colore verde giallasto o verde pallido,riluce con tonalita’ oscure, rosse o brune,e non appartiene a nessuna divinita’.

 

 

Indra

Varuna

Yama

 IL DIAMANTE NELLA MEDICINA AYURVEDICA

 L’estrema durezza del diamante fa si’ che non possa essere somministrato sotto forma di pasta,poiche’ se una particella,anche di dimensioni minuscole,dovesse raggiungere lo stomaco,potrebbe essere fatale.

Questo e’ il motivo per cui la medicina ayurvedica utilizza solo il suo ossido. Per purificare il diamante allo scopo di ottenerne l’ossido, in India chiudono i frammenti della pietra in una radice di Solanum Xanthocarpum,una varieta’ di cactus a fiore giallo:
praticano un’apertura nella radice, introducono i pezzi di diamante e rimettono a posto la radice tolta,a mo’ di tappo, legandolo con un filo o una cordicella.Dopo cuociono alcune piante di dolico (Dolichos biflorus) e colano l’acqua. q2uesta verra’ utilizzata per bollire i diamanti collocati all’interno della radice in un daula yantra.
Dopo settantadue ore di ebollizione tolgono la radice,lasciano raffreddare,riducono i frammenti in polvere,e li sottopongono ad un processo di calcinazione.
L’ossido di diamante viene utilizzato nella medicina ayurvedica,come preparato per rinforzare il prana o forza vitale. Costituisce un buon rimedio per stati di debolezza diffusa, fisica e mentale, e contribuisce a risolvere problemi di circolazione, anemia,tensione nervosa. Il diamante serve pure per contrastare l’obesita’, ipercolesterolemia e disordini gastrici, disturbi mestruali ed impotenza.
Il processo di lavorazione descritto è soltanto un metodo che ha lo scopo di evidenziare come un minerale, un metallo o una gemma, inizialmente tossica, possa essere purificata. Ovviamente non per ottenere un oggetto di valore, bensì per curare malattie anche molto serie.

solanum xanthocarpum

Dolichos biflorus

MEDICINA AYURVEDICA


La medicina ayurvedica asserisce infatti che vi sono diversi modi per guarire un individuo: attraverso le terapie asuri (demoniache) ovvero con la chirurgia, per mezzo della terapie manusi (umane) che prevedono l’utilizzo di fitoterapici, oppure con le cure  daivi (divine) caratterizzate dall’utilizzo di metalli, minerali e gemme. Ovviamente queste devono essere precedentemente purificate, altrimenti divengono pericolose perché «se detti prodotti vengono usati in forma grezza o anche in forma di polvere non trattata, essi non saranno digeriti, assorbiti, metabolizzati e assimilati dalle cellule dei tessuti del corpo. C’è chi la considera leggenda e chi ci crede fermamente cercando, invano, inutili risposte ai suoi quesiti. Ma la verità è che l’alchimia esiste da sempre, dagli albori della nostra civiltà. E i testi più importanti da cui poter attingere sono senz’altro quelli risalenti all’antica India.Non si tratta né di illazioni, né di invenzioni di un popolo primitivo buttate a caso, ma di nozioni importantissime descritte accuratamente e nei minimi termini. Nozioni che indicano una conoscenza scientifica che pare addirittura superiore a quella occidentale.
Per comprendere a quanto tempo fa risale una simile competenza, si pensi solo che nel VI secolo a.C. Canakaya, descrisse nella sua opera intitolata “Arhasastra”, di come era riuscito a ottenere un tipo di oro dalla trasformazione del mercurio. Questo oro, che chiamò rasa vedha svarna, era stato prodotto grazie alla possibilità di attingere a fonti ben più antiche della sua.
E per chi pensa che tutto ciò possa essere fantasia, Bhagwan Dash, uno dei massimi esperti al mondo di medicina ayurvedica, nel suo libro “Alchimia e uso terapeutico dei metalli nell’ayurveda” (Edizioni Mediterranee) riporta un fatto accaduto non molti anni fa: per l’esattezza il 27 maggio 1941.L’ayurveda è una scienza, non solo affascinante, ma anche molto complessa che, quasi, raggiunge la perfezione. È una delle scienze millenarie che anticipò di parecchi anni le teorie di Pasteur dove “il microbo è niente, il terreno è tutto”. Per l’ayurveda, infatti, non è importante combattere i batteri, bensì mantenere sano il terreno biologico di un individuo. Non a caso, tutti i medicinali ayurvedici hanno lo scopo di tonificare il corpo oltre che guarirlo in caso di necessità, ma il batterio, parassita o altro è l’ultimo scopo del medicinale. Uno degli esempi più eclatanti è quello suggerito da Dash nel suo libro “Fondamenti di medicina ayurvedica”: «Il Vasa (Adhatoda vesica, Nees) viene spesso prescritto dai medici ayurvedici ai pazienti che soffrono di bronchiti, laringiti, faringiti e persino tubercolosi. Forse questa pianta ha delle proprietà utili a uccidere alcuni degli organismi che causano queste malattie. Ma questa non è la principale considerazione che spinge il medico a prescriverle. Questi organismo prosperano e si moltiplicano producendo uno stato di malattia nel tratto respiratorio e nella gola solo quando i tessuti di queste zone sono affetti da eccesso di Kapha Dosha. Il Vasa contrasta questa kapha Dosha e aiuta mantenere uno stato di equilibrio nel corpo, rendendo questi organismi incapaci di causare malattie».

L’ayurveda è la medicina preventiva per eccellenza che insegna a come mantenere il corpo in uno stato di salute ed equilibrio. Una scienza che dà importanza a fattori assolutamente non scontati come l’alimentazione, i comportamenti sociali, l’oleazione del corpo, le terapie di purificazione, i ritmi stabili di sonno/veglia e dei pasti, la pulizia della lingua, le terapia nasali eseguite in certi periodi dell’anno. Insomma, regime e stili di vita corretti considerati – soprattutto – in base alla propria costituzione.
Una scienza millenaria che di antico o primitivo non ha assolutamente niente, nei cui testi antichi troviamo operazioni chirurgiche d’avanguardia, come sonde inserite nell’uretra, l’utilizzo di arti artificiali, operazioni complesse a livello cranico eccetera.
L’ayurveda si pone dunque, in questo caso, come una scienza che tutti dovremmo conoscere a fondo se volessimo – davvero – stare bene, ritrovando un perfetto equilibrio tra corpo e mente.

cure ayurvediche

 

IL MIO CONSIGLIO  DI CRISTALLOTERAPIA

 In Occidente queste preparazioni non si usano , ma se volete lo stesso avere benefici da questa meravigliosa pietra potete mettere un diamante grezzo ( il costo non e’ mai troppo alto) in 250 gr. di acqua bollita,in un recipiente di vetro.Lo lasciate in infusione in frigorifero per 15gg.  poi aggiungete 2 cucchiai di brandy o 1 cucchiaio di alcool spagirico ( che serve per la conservazione). Ponete il tutto in una bottiglietta di vetro e usatelo con un contagocce per tre volte al giorno nella misura di 4 gocce.(da mettere sotto la lingua).

 

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